I greci a rischio default non si fidano del Fmi

Il governo tedesco chiederà al parlamento di approvare gli aiuti alla Grecia fino a 8,4 miliardi di euro nel 2010 e per un ammontare non ancora specificato nel 2011 e 2012. Lo riporta l'agenzia Dow Jones, secondo la quale la proposta è in una bozza di legge preparata da Berlino. I dettagli dell'accordo verranno specificati nel corso del dibattito parlamentare.
11 AGO 20
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Il governo tedesco chiederà al parlamento di approvare gli aiuti alla Grecia fino a 8,4 miliardi di euro nel 2010 e per un ammontare non ancora specificato nel 2011 e 2012. Lo riporta l'agenzia Dow Jones, secondo la quale la proposta è in una bozza di legge preparata da Berlino. I dettagli dell'accordo verranno specificati nel corso del dibattito parlamentare. Il ministro Wolfang Shaeuble ha spiegato che venerdì i gruppi parlamentari discuteranno la bozza di legge e lunedì il provvedimento dovrebbe essere pronto per l'apoprovazione. Nel frattempo ad Atene Fmi, Bce e commissione Ue dovranno ultimare i dettagli dell'intesa sul programma di aiuti con il governo greco.
Volevano tanto vedere l’Acropoli. Ma hanno dovuto accontentarsi della vista dei palazzoni di cemento del Pireo, il porto di Atene. I 970 passeggeri spagnoli avevano scelto una crociera primaverile nel Mediterraneo a bordo della supernave americana Zenith, con bandiera maltese ma noleggiata a una società iberica. Fatale è stata la tappa ateniese. Una delle liberalizzazioni varate negli ultimi mesi dal governo socialista permette alle navi da crociera straniere di solcare le acque dell’Egeo. Con tanto di marinai forestieri a dirigere lo sbarco e l’imbarco dei passeggeri sulle banchine. Nei porti greci sono così a rischio 22 mila posti di lavoro per camalli e colleghi. Risultato? I croceristi della Zenith, vittime di uno sciopero di 24 ore, “accolti” al Pireo da una delegazione di 500 portuali locali intenzionati a indottrinarli, sono ripartiti alle 6 di ieri mattina, dopo avere passato ore a bordo dei 20 pullman che avrebbero dovuto portarli ad Atene.

I camalli non sono i soli a scioperare. Ieri, mentre Standard&Poor’s declassava il rating della Grecia a “junk”, spazzatura (anche il Portogallo è stato declassato), l’Europa annunciava un vertice per il 10 maggio, la Borsa di Atene crollava e il governo greco chiedeva con urgenza i prestiti, alle 18,30 hanno marciato nel centro di Atene e Salonicco i colletti bianchi chiamati a raccolta dall’Adedy (il maggiore sindacato del settore pubblico). Gli impiegati e gli operai del settore privato, guidati dal sindacato Gsee, scenderanno per le strade il 5 maggio. Oggi incrociano le braccia anche i conducenti dei mezzi pubblici e i piloti militari, che hanno rifiutato di salire sui jet che giornalmente li portano faccia a faccia con i colleghi turchi nei cieli dell’Egeo. Sono tutti uniti contro le misure lacrime e sangue preannunciate dopo la decisione del premier socialista, Georges Papandreou, di ricorrere all’aiuto del Fondo monetario internazionale (il quale ha messo a disposizione 15 miliardi di euro) e dell’Unione europea (che si dichiara disposta a dare altri 30 miliardi di euro per alleviare il debito pubblico ellenico). Secondo un sondaggio pubblicato ieri da tutti i giornali, 70 greci su 100 sono contrari all’intervento del Fmi, che comporterebbe un taglio alla tredicesima mensilità (già falcidiata di un terzo dal pacchetto anticrisi di Papandreou a marzo) e altri ribassi alle già risicate pensioni (per la maggior parte sono intorno ai 600 euro). Solo 23 greci su cento sono favorevoli al Fmi, e addirittura 67 su cento credono a una prossima “esplosione sociale”.

Eppure, sempre secondo i sondaggi, il Pasok, che ha stravinto le elezioni lo scorso ottobre dopo sette anni di esecutivo conservatore, e che ha chiesto appunto l’aiuto estero, guida le preferenze degli elettori con un distacco del 9,6 per cento rispetto al centrodestra di Nuova democrazia. Non solo: Papandreou, attaccato dai manifestanti di ieri perché reo di una “barbara aggressione contro i diritti dei lavoratori”, è giudicato da 45 persone su cento come il miglior primo ministro per salvare la patria. In parte questi risultati spiegano perché i greci non vogliono qualsiasi intervento americano in terra ellenica (e il Fmi ha sede e cuore nevralgico negli Stati Uniti): la memoria del regime dei Colonnelli, durato dal 1967 al 1974 e, secondo l’opinione pubblica prevalente, “orchestrato” da Washington, è ancora fresca. Se gli aiuti venissero soltanto da Bruxelles e dalla famiglia dell’Euroclub, la diffidenza sarebbe di gran lunga minore.

I segnali della crisi intanto aumentano. Un tempo, chi aveva la fortuna di possedere un appartamento vuoto nel quartiere chic di Kolonaki, ai piedi del Licabetto, aveva la fila di candidati affittuari a uso ufficio. Oggi i cartelli “affittasi” restano appesi per mesi, e in quella zona non si erano neppure mai visti: ci si basava soltanto sul passaparola. La crisi colpisce anche la salute. In tutto il mondo la perdita del lavoro o il rischio di rimanere disoccupati producono stress e persino suicidi. In Grecia il ministero della Salute ha annunciato che, nel più grande ospedale ateniese, le persone che si sono presentate al pronto soccorso sono passate da 1.500 dell’anno scorso alle 2.000 dei primi quattro mesi di quest’anno. Anche perché pochi hanno ormai soldi per prenotare una visita privata. Meglio mettersi in fila.